#REPORT | “RIVOLUZIONE” in IRAN

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di Maria Morigi

Un evento significativo e coinvolgente incentrato sulla Repubblica islamica dell’IRAN, si è svolto a Modena, Sabato 29 marzo, presso la sala civica di Via Padova 149, con  la proiezione del film-documentario  “RIVOLUZIONE”, girato interamente nella Repubblica Islamica dalla redazione di ComeDonChisciotte.org.

All’evento organizzato da “Terra dei Padri Movimento Eurasiatista” e sponsorizzato dal Centro Studi Internazionale “Dimore della Sapienza”, dalla casa editrice ANTEO e dal Centro Studi Eurasia Mediterraneo (CeSEM),  hanno partecipato il regista e autore Jacopo Brogi,  Hanieh Tarkian docente di studi islamici, Jafar Rada dell’Associazione Islamica Imam Mahdi, Daniele Perra, autore del saggio “La Dottrina Soleimani”,  Maria Morigi per  Anteo Edizioni. Ha moderato Fabio de Maio di Terra dei Padri.

Durante l’incontro sono stati presentati due libri: “Cella n. 14. I semi della Rivoluzione”, scritto da S.A. Khamenei, e “La Dottrina Soleimani. Formazione ed evoluzione dell’Asse della Resistenza” di Daniele Perra (Anteo Ed.)

Dopo la proiezione del docu-film, Jacopo Brogi menziona  i suoi collaboratori e ringrazia il pubblico presente, segnalando che questa è la seconda occasione per divulgare il lavoro sull’Iran (la prima a Roma il 22 febbraio scorso). Il regista chiarisce le intenzioni con cui è stato intrapreso il lavoro, cioè cercare di capire che cos’è l’ Iran che i media descrivono come il “male assoluto”. Connettendoci con la storia di una Civiltà millenaria e con la dittatura dello Scià fino alla Rivoluzione guidata dall’Imam Ruhollah Khomeini  – dice Jacopo Brogi – abbiamo cercato di costruire un’immagine  calata nella storia del Medio Oriente e nella questione palestinese da cui emerge la guerra infinita dell’Occidente contro il resto del globo, una guerra che ora sta coinvolgendo i popoli d’ Europa. E’ stata anche la scoperta di un universo sconosciuto in cui la spiritualità, la resistenza e la lotta contro l’oppressione sono tratti distintivi della vita reale delle persone e ciò accomuna tutti i popoli che vogliono essere davvero liberi. Guardando oltre la disinformazione e la demonizzazione dell’Iran diffuse in Occidente, abbiamo messo in evidenza  che la vera “giungla” è proprio quell’Occidente (secondo Borrell un “giardino” assediato) in perenne difesa dall’assalto di nemici costruiti e inventati dalla propaganda. Connessioni umane dunque per comprendere gli altri e il percorso di un Paese oggi cuore del mondo multipolare che sta nascendo.

Sul tema della spiritualità interviene Jafar Rada (Associazione Islamica Imam Mahdi) che si concentra sul tema della narrazione occidentale che divide il mondo tra terroristi musulmani “cattivi” e i buoni dell’”Impero occidentale del Bene”. Una narrazione di parte che non è affatto condivisa nel resto del mondo. A proposito del libro “Cella n.14” biografia della Guida Suprema Alì Khamenei da quando era un giovane religioso fino alla rivoluzione del ‘79,  Jafar Rada sottolinea lo sforzo di Khamenei  di re-islamizzare la società attuando un vero cambiamento culturale rispetto all’occidentalizzazione e laicizzazione sociale dei tempi dello Scià provocata dall’economia del petrolio. Insegnamento base diventa dunque quello di non abbassare mai la testa e di non essere succubi della divisione del mondo tra fedeli e infedeli, bensì di praticare un chiaro distinguo – fondato sul necessario giudizio etico – tra poteri “arroganti” del capitalismo e popolo “senza scarpe”, cioè il popolo oppresso.

L’intervento di Daniele Perra sulla biografia di Khamenei rileva che l’Iran non era oasi di progresso prima del ’79 ma un regno di repressione feroce, anche di donne, e che gli analisti occidentali tendono ad interpretare conflitti in senso settario (sunniti contro sciiti ad esempio). A tal proposito cita  il tentativo di Nasser di opporsi al sistema bipolare. Passando alla presentazione del suo saggio su Soleimani, Daniele Perra afferma che il Generale ha rappresentato la sola valida alternativa a costruire un “Asse della Resistenza” e l’unico attore che, facendo leva su valori spirituali, si è opposto al progetto occidentale di rendere economicistica e laica ogni società. Perra richiama concetti di “geografia sacra” e riprende la dottrina geopolitica di H.Mackinder che identificava come peggior nemico dell’Occidente l’Heartland nella zona centrale del continente Eurasia (regione tra Iraq, Iran e Arabia saudita) a maggioranza sciita. Anche il progetto “Grande Israele” si inserisce in questa visione mirando ad estendersi fino a sud dell’Iran e confermando come le continue esternazioni minacciose del presidente Trump siano largamente influenzate da sette giudaiste e messianiche, senza distinguersi molto dai precedenti progetti neo-conservatori,  tutti tesi a destabilizzare questa regione (vedi aggressione dell’Iraq del 2003). Tuttavia, dopo l’assassinio di Soleimani e di altri leader di Hamas e con le aggressioni a Libano e Yemen, il fronte della Resistenza, anche se indebolito non pare assolutamente sconfitto. Israele ha avuto perdite rilevanti ed è preoccupata soprattutto per le azioni degli Houthi  che possono controllare il Mar Rosso e lo stretto di Ormuz provocando una crisi globale energetica. Solo in questo modo si spiegano le continue minacce di Trump a tutto il mondo che non gli obbedisce più.

Maria Morigi  dice di aver molto apprezzato il film “Rivoluzione” per la sua aderenza alla realtà  del mondo iranico e per la precisione storico-sociale; si congratula con Daniele Perra per  il suo saggio che spiega in modo approfondito la carica ideale e gli sviluppi del Fronte della Resistenza. Osserva poi l’importanza in Iran di un pubblico giovane, mobilitato su temi non solo politici ma anche di cultura del proprio Paese. Cita la peculiarità iraniana di protezione e riconoscimento delle minoranze religiose cristiane ed armene (esempio quartiere armeno di Esfahan di Julfa) e delle minoranze sunnite (Beluci, Azeri e Curdi) sfruttate dalla propaganda occidentale per costruire la minaccia di terrorismo (sul terrorismo interno in Iran viene ricordato il convegno tenuto a Modena nell’ottobre scorso in cui il focus era rappresentato dai Mojahedin del Popolo Iraniano (MEK). Morigi porta i saluti e il sostegno dell’editore Anteo  a nome di Stefano Bonilauri e accenna alla recentissima stampa del  libro “Islam tra colonizzazioni e imperialismi, percorsi su Islam e islamismo dal XIX al XXI secolo”.

Introducendo l’intervento di Haniek Tarkian il moderatore Fabio de Maio ricorda alcuni degli attentati più sanguinosi in Iran per rilevare come nel Paese, a differenza che nelle nostre città occidentali, non si è insistito affatto sull’allarme di militarizzazione.

Haniek Tarkian si dice emozionata proprio perché il film offre una narrazione indipendente su un tema tabù e rende chiaro che quello della Rivoluzione è stato un processo durato circa 10 anni, legato alla consapevolezza da parte di Khomeini  che lo Scià era sostenuto da Israele. Finalmente  oggi informazioni corrette permettono di comprendere la realtà e ci sono tutti gli spunti per capire, avere visione più ampia ed eliminare la falsa convinzione che quello palestinese sia un conflitto religioso ed etnico. Non si tratta dunque di “scontro di civiltà” ma di una lotta per l’egemonia e risorse energetiche. Ed è bene chiarire che il protagonista di questa “condanna” dell’Iran non è genericamente il Mondo occidentale, ma  si tratta del Mondo anglosassone guidato da USA, poiché il ruolo europeo  è secondario e le ostilità non sono tra Popoli, bensì tra Governi.

Negli interventi finali il pubblico interviene su argomenti quali la presenza anche in Occidente di Religioni di Pace che sono metodicamente oscurate dalle elites neo-liberiste rivolte allo sviluppo finanziario ed economico della società. Viene rimarcata la funzione di  Saddam Hussein come “ burattino” degli USA, infatti il conflitto Iraq-Iran (1980-88) iniziò subito dopo Rivoluzione del ’79. De Maio conclude con il ricordo della visita al Museo della “Guerra imposta” che celebra vittime e Martiri, e con il ricordo della preghiera alla Cattedrale di Julfa durante un battesimo cristiano, mentre da noi, in Occidente, si confonde continuamente  il sentimento religioso con il problema di porre freni all’ immigrazione.

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