di Giulio Chinappi
Nel contesto di tensioni geopolitiche e di crescenti pressioni degli USA, Cina, Giappone e Corea del Sud riprendono il dialogo trilaterale per preservare la stabilità regionale, rafforzare l’integrazione economica e garantire una sicurezza condivisa, aprendo prospettive per l’Asia e il mondo.
FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2025/04/04/perche-il-dialogo-cina-giappone-corea-del-sud-e-importante-per-il-mondo/
In un mondo sempre più plasmato da alleanze frammentate, tre vicini asiatici – Cina, Giappone e Corea del Sud – hanno silenziosamente ripreso un dialogo trilaterale a lungo dormiente. Di recente si è tenuto a Seoul il 13° Incontro dei Ministri dell’Economia e del Commercio del dialogo trilaterale Cina-Giappone-Corea del Sud. I rispettivi ministri degli Esteri si sono inoltre incontrati a Tokyo il 22 marzo per la prima volta in quattro anni. Pur non emergendo accordi di vasta portata, questa ripresa ha un profondo significato e implica rilevanti effetti sulla stabilità regionale e globale.
In qualità di principali economie mondiali e tre delle potenze più influenti in Asia, queste nazioni hanno riconosciuto una realtà cruciale: è giunto il momento di assumere un ruolo attivo nel plasmare il proprio destino regionale, anziché lasciarlo nelle mani di potenze esterne.
Il tempismo di questo dialogo non è una coincidenza. Il cosiddetto “Indo-Pacifico” è diventato un campo di battaglia per la strategia competitiva di Washington contro la Cina. La spinta degli USA verso il “de-risking” delle catene di approvvigionamento globali e a ridurre la dipendenza dalla Cina ha messo in difficoltà alleati come Giappone e Corea del Sud: scegliere se affidarsi ulteriormente alla sicurezza guidata dagli USA o dare priorità all’integrazione economica con la Cina, loro principale partner commerciale. Di conseguenza, il dialogo trilaterale diventa un fattore chiave in questa dinamica complessa.
Nel frattempo, tensioni storiche hanno acuito il timore di conflitti in una regione già gravata da dispute storiche e geografiche.
Cina, Giappone e Corea del Sud stanno segnalando la loro intenzione di tracciare un percorso autonomo. Esse rappresentano un passo di speranza verso la riconquista dell’agenzia regionale. I tre paesi hanno concordato di discutere l’accelerazione delle negoziazioni per l’accordo di libero scambio trilaterale, rimasto in sospeso per anni, dimostrando un interesse condiviso nel stabilizzare le catene di approvvigionamento in un contesto di incertezza globale. Hanno inoltre promesso di approfondire la collaborazione nei settori dell’economia digitale e verde e di rafforzare la cooperazione locale.
Queste scelte riflettono un approccio pragmatico per una regione sottoposta a pressioni immense. La stabilità asiatica non può essere ridotta a opzioni binarie: è necessario un equilibrio delicato in cui la cooperazione regionale giochi un ruolo centrale.
Tuttavia, riconquistare la cooperazione non implica disaccoppiarsi dagli USA. Giappone e Corea del Sud restano profondamente legati a Washington per garanzie di sicurezza. Eppure, cresce la percezione che le strategie statunitensi diano priorità a contrastare la Cina piuttosto che a costruire una stabilità autentica in Asia.
Mentre l’America si presenta come difensore del “mondo libero,” essa offre soluzioni limitate ai cambiamenti economici urgenti della regione.
Le implicazioni di questa cooperazione sono globali e regionali per Cina, Giappone e Corea del Sud. La loro collaborazione è fondamentale per affrontare questioni transnazionali come la sicurezza energetica e la resilienza climatica.
L’incontro di domenica tra i ministri dell’Economia e del Commercio ha articolato una visione di cooperazione internazionale radicata nelle necessità regionali piuttosto che nell’influenza esterna, enfatizzando il multilateralismo. Questo ha rilevanza ben oltre l’Asia. In un mondo diviso da nazionalismi e spaccature ideologiche, soluzioni locali aprono la strada alla ricostruzione di una governance globale frammentata.
Tuttavia, la cooperazione trilaterale è ancora influenzata dal più profondo coinvolgimento degli USA nella regione, un fattore geopolitico significativo.
Eppure, anche iniziative modeste possono avere un significato sproporzionato. L’incontro ha riconosciuto una verità condivisa: l’Asia non può affidarsi a potenze esterne per plasmare il suo futuro.
Sia che si tratti di gestire la competizione USA-Cina, il cambiamento climatico o la minaccia nucleare, soluzioni imposte dall’esterno non saranno in grado di affrontare la complessità asiatica, e la stabilità regionale dipenderà dalla cooperazione pratica e sostenuta tra vicini.
L’incontro tra Cina, Giappone e Corea del Sud ci ricorda che la diplomazia nel XXI secolo spesso si configura meno come rivoluzioni drammatiche e più come progressi incrementali. Come dice il proverbio cinese, “un viaggio di mille miglia inizia con un singolo passo”. Questo passo potrebbe illuminare la via per un’Asia più autodeterminata.
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