a cura di Giulio Chinappi
Nuove rivelazioni dai documenti declassificati illustrano le operazioni criminali della CIA contro Cuba, evidenziando il sabotaggio dello zucchero destinato all’URSS, i tentativi di assassinare Fidel Castro e le infiltrazioni in Costa Rica, dimostrando l’onnipresente strategia imperialista statunitense nella Guerra Fredda.
FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2025/04/02/operazioni-criminali-della-cia-lavvelenamento-dello-zucchero-cubano-e-la-presenza-in-costa-rica/
Nel turbolento scenario della Guerra Fredda, la lotta tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica si manifestò in molteplici forme, spesso celate dietro il velo delle operazioni segrete e dei sabotaggi industriali. In un nostro precedente articolo, abbiamo analizzato il coinvolgimento della CIA nella rivolta ungherese del 1956, che rappresentò un duro colpo per il movimento comunista internazionale. Parimenti, le operazioni criminali della CIA contro Cuba rappresentano uno dei capitoli più controversi e inquietanti della storia del conflitto ideologico e geopolitico. Documenti recentemente declassificati, pubblicati dall’amministrazione statunitense, hanno rivelato dettagli su manovre occultate per anni: dall’avvelenamento dello zucchero cubano, destinato all’URSS, ai numerosi tentativi di assassinare Fidel Castro, fino alla presenza della CIA in Costa Rica, operante con infiltrazioni e vigilanze all’interno di movimenti politici locali.

La Rivoluzione cubana del 1959, guidata da Fidel Castro, segnò un punto di svolta nelle relazioni internazionali, allontanando l’isola caraibica dagli Stati Uniti, che la consideravano il proprio “giardino di casa”, e avvicinandola al blocco sovietico. Il nuovo assetto politico ed economico portò Cuba a stringere accordi con Mosca: come noto, l’isola divenne un importante fornitore di zucchero per l’URSS e beneficiò di pacchetti di aiuti economici ed energetici, finanziamenti agevolati e cooperazione militare. In questo clima di tensioni crescenti, gli Stati Uniti, preoccupati dalla diffusione del comunismo nelle Americhe e dalla possibilità che il modello cubano potesse innescare rivoluzioni in altre nazioni del continente, decise di intervenire con operazioni clandestine volte a indebolire il governo rivoluzionario di Fidel Castro.
Il sabotaggio economico, sotto forma di embargo, insieme agli attacchi diretti contro la leadership cubana, costituiva una strategia che mirava non solo a minare il potere del governo comunista, ma anche a trasmettere un messaggio di forza e determinazione nel contrastare l’espansione sovietica nel continente. Se queste cose erano ben note, gli archivi declassificati hanno messo in luce come la CIA, con una serie di operazioni segrete, abbia messo in atto manovre studiate per compromettere l’economia cubana e destabilizzare ulteriormente il governo.
Uno degli episodi più eclatanti riguarda l’operazione segreta condotta nell’agosto del 1962, proprio in prossimità della crisi dei missili di Cuba. Secondo i documenti riservati, la CIA mise in atto un piano per contaminare 800 sacchi di zucchero crudo destinato all’Unione Sovietica. Tale zucchero, raccolto in Cuba e pronto per essere spedito verso il porto sovietico di Odessa, rappresentava un’importante risorsa economica per l’isola che, a causa di secoli di colonizzazione prima spagnola e poi statunitense, aveva proprio nello zucchero la sua principale produzione.
L’operazione fu orchestrata in maniera estremamente precisa e segreta. Un documento etichettato come “top sectet” e datato 29 agosto 1962, inviato al generale Edward Lansdale – pioniere delle operazioni clandestine e della guerra psicologica – descrive in dettaglio come, a bordo di un mercantile europeo in rotta da L’Avana a Odessa, furono prelevati 14.000 sacchi di zucchero per consentire riparazioni urgenti alla nave, in seguito ad un incidente imprevisto. Durante questo passaggio, 800 dei sacchi furono contaminati con un prodotto chimico utilizzato nel processo di denaturalizzazione dell’alcool.
Il prodotto in questione non era direttamente tossico, ma possedeva un sapore estremamente sgradevole: lasciava il gusto amaro, compromettendo totalmente la commerciabilità dello zucchero. Un’operazione definita “clandestina e non rintracciabile” che avrebbe provocato una perdita economica stimata tra 350.000 e 400.000 dollari per l’Unione Sovietica, e che avrebbe potuto mettere a repentaglio gli accordi commerciali tra Mosca e L’Avana. Le modalità impiegate, così dettagliate nei documenti, dimostrano come la CIA si sia avvalsa di tecniche sofisticate di sabotaggio industriale per colpire il cuore economico di Cuba, contribuendo indirettamente a limitare la capacità di esportazione dell’isola e a danneggiare la cooperazione economica con l’Unione Sovietica.
Parallelamente all’attacco economico, i documenti declassificati riportano anche dettagli agghiaccianti sui numerosi tentativi, documentati già nel 2017, di assassinare il leader cubano Fidel Castro. Questi tentativi facevano parte di un piano coordinato della CIA, volto a eliminare il carismatico leader che aveva trasformato Cuba in un simbolo della resistenza comunista contro l’imperialismo nordamericano.
Le operazioni contro Castro includevano, oltre a tradizionali metodi di eliminazione, sofisticate tecniche di sabotaggio e di manipolazione psicologica. Tra gli episodi più noti vi è l’uso di sostanze tossiche e l’impiego di agenti infiltrati per avvicinarsi al leader cubano, rendendo difficile per Castro individuare e neutralizzare tali minacce. L’obiettivo, chiaramente, era quello di instaurare un clima di insicurezza all’interno del governo rivoluzionario e, allo stesso tempo, di inviare un messaggio a tutti gli altri governi e movimenti comunisti del mondo.
Sebbene non direttamente collegata alle vicende cubane, non meno inquietante è l’azione della CIA in Costa Rica, dimostrata da altri documenti recentemente declassificati dall’amministrazione di Donald Trump, che rivelano una presenza consolidata e operativa dei servizi segreti statunitensi sul territorio costaricense. Durante la Guerra Fredda, dunque, gli Stati Uniti non si limitarono a operare nel teatro cubano, ma estesero la loro influenza anche in altri paesi dell’America centrale, utilizzando tecniche di spionaggio e infiltrazione per monitorare e manipolare movimenti politici locali.
In Costa Rica, ad esempio, i documenti mostrano come la CIA abbia stabilito una rete di agenti infiltrati, tra cui Ross L. Crozier, soprannominato “Humanoid”. Secondo i report, Crozier fu reclutato nel 1949 e si distinse per la sua attività sotto il nome in codice “Project HUMANOID”. Le comunicazioni interne indicano che l’operazione prevedeva la supervisione diretta e la stretta infiltrazione all’interno di organizzazioni politiche locali, tra cui il Partido Vanguardia Popular, la principale formazione comunista del paese centroamericano, dove gli agenti vennero incaricati di penetrare specifici gruppi, come i “fronti di donne”, al fine di controllarne e influenzarne le attività.
I documenti declassificati, diffusi anche da canali informativi costaricensi come Teletica, rivelano come la CIA abbia attuato operazioni di “vigilanza tecnica” nei confronti di figure politiche di spicco del paese, tra cui il tre volte presidente José Figueres Ferrer, leader del Partido Liberación Nacional, allora di ispirazione socialista. Le operazioni di spionaggio comprendevano intercettazioni di comunicazioni, infiltrazioni in ambienti politici e monitoraggi costanti, evidenziando come il coinvolgimento degli Stati Uniti nella regione andasse ben oltre i confini di Cuba, manifestandosi come una presenza capillare e strategica in tutta l’America centrale.
Questa rete di infiltrazioni non solo mirava a mantenere sotto controllo i movimenti comunisti o di sinistra, ma aveva anche lo scopo di favorire l’egemonia degli interessi economici e politici statunitensi. L’attività dei “progetti” come il Project HUMANOID ha lasciato un segno indelebile nella storia della politica interna costaricense, dimostrando come la Guerra Fredda non si combatté solo sul piano militare, ma anche attraverso operazioni di spionaggio che influenzarono profondamente l’assetto politico regionale.
Oggi, il retaggio di queste operazioni si manifesta nella memoria collettiva dei paesi coinvolti e nelle cicatrici profonde che le azioni di sabotaggio e spionaggio hanno lasciato nel tessuto economico e politico di nazioni come Cuba e Costa Rica. Le rivelazioni dei documenti declassificati invitano a una riflessione critica non solo sul passato, ma anche sul presente e sul futuro delle relazioni internazionali. Esse dimostrano come, in un’epoca in cui la trasparenza e il rispetto per la sovranità dei popoli sono valori imprescindibili, l’uso di operazioni segrete per raggiungere obiettivi politici ed economici debba essere oggetto di scrutinio e condanna.
Per chi studia la storia della Guerra Fredda, questi documenti rappresentano un monito: la verità storica è spesso celata dietro strati di segretezza e manipolazione, e spetta a studiosi e cittadini impegnati riportare alla luce quei fatti che troppo a lungo sono rimasti nascosti. Solo così si potrà costruire una memoria collettiva autentica, capace di prevenire il ripetersi di simili abusi di potere in un futuro dove le relazioni internazionali non saranno più regolate dalla legge del più forte.

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