di Giulio Chinappi
Le nuove tariffe imposte da Trump esercitano pressione sulle economie dell’ASEAN, soprattutto su quelle dipendenti dalle esportazioni verso gli USA. Tuttavia, il blocco, resiliente e supportato da accordi multilaterali, è pronto a dimostrare la propria capacità di adattamento e crescita significativa.
FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2025/04/05/lasean-pronta-a-fare-fronte-unito-contro-i-dazi-di-donald-trump/
La recente imposizione di dazi contro numerosi paesi, annunciata dal Presidente statunitense Donald Trump, ha scosso gli equilibri commerciali a livello globale, colpendo in maniera particolare il Vietnam e altri paesi membri dell’ASEAN. Questa decisione, parte di una strategia economica denominata “Liberation Day”, prevede l’applicazione di tariffe molto elevate per fare pressione sui paesi con surplus commerciali verso gli Stati Uniti.
Come riportato da tutte le testate globali, lo scorso 2 aprile, il Presidente Trump ha annunciato una serie di dazi che, in base a un recente rapporto dell’Ufficio del Rappresentante Commerciale degli Stati Uniti, prevedono un tasso medio del 10% per le importazioni in generale, ma con tariffe molto più elevate per quei paesi che registrano importanti surplus commerciali. In particolare, il Vietnam è stato colpito da un dazio del 46%, la seconda tariffa più alta dopo quella imposta alla Cambogia (49%). Altre economie influenzate da questa politica includono la Thailandia (36%), l’Indonesia (32%), la Malaysia (24%) e, nel contesto del Sud-Est asiatico, anche Singapore (10%). Questi dati sono stati confermati da rapporti internazionali e commentati da responsabili e analisti.
Secondo gli esperti asiatici, queste misure, sebbene rappresentino una sfida economica considerevole per i paesi dell’ASEAN, non sono destinate a far collassare l’intero blocco. A tal proposito, il professor Phar Kim Beng, docente di Studi ASEAN presso l’International Islamic University of Malaysia, ha affermato: «Queste tariffe incidono notevolmente sulle economie dell’ASEAN, soprattutto per quelle che dipendono fortemente dalle esportazioni verso gli Stati Uniti. Tuttavia, la resilienza istituzionale e i quadri normativi dell’ASEAN, come la Comunità Economica dell’ASEAN (AEC), contribuiranno a mitigare gli effetti negativi, evitando un crollo dell’intero blocco». In altre parole, sebbene il costo delle importazioni aumenti, la capacità dell’ASEAN di adattarsi a shock esterni e di diversificare i propri mercati dovrebbe riuscire a contenere l’impatto a lungo termine.
Dal canto suo, il governo vietnamita ha reagito con una serie di misure volte a contrastare l’effetto di questi dazi. Durante una conferenza stampa tenutasi a Hà Nội, la portavoce del Ministero degli Affari Esteri, Phạm Thu Hằng, ha dichiarato: «Il Việt Nam esprime rammarico per la decisione degli Stati Uniti di imporre una tariffa reciproca del 46% sulle nostre esportazioni. Riteniamo che questa misura non sia in linea con la realtà di una cooperazione economica e commerciale reciprocamente vantaggiosa tra i due paesi». Hằng ha inoltre aggiunto che il governo continuerà a coordinarsi e a dialogare con gli USA per trovare soluzioni che favoriscano uno sviluppo stabile e sostenibile delle relazioni economiche bilaterali.
Il Vice Ministro delle Finanze, Nguyễn Đức Chi, ha evidenziato che la decisione degli Stati Uniti non rispecchia le condizioni attuali del commercio tra i due paesi. “Siamo ancora cercando di capire il motivo e il razionale alla base di questo tasso d’imposta. Tutti noi aspiriamo a raggiungere un equilibrio commerciale, ma questo equilibrio deve essere accompagnato da una crescita reale, che si traduca in un aumento degli scambi commerciali, non in un ulteriore onere fiscale“, ha affermato Chi, sottolineando come misure protezionistiche eccessive possano danneggiare entrambe le economie.
Anche se i paesi dell’ASEAN sono pronti a prendere le contromisure necessarie per far fronte ai dazi voluti dall’amministrazione repubblicana, i pericoli non vanno sottovalutati. Ad esempio, un aspetto cruciale evidenziato dagli esperti riguarda il rischio di inflazione. Con l’aumento dei costi di importazione, è probabile che le imprese trasferiscano tali costi sui consumatori, causando un aumento generalizzato dei prezzi. L’analista Dan Ives di Wedbush Securities ha avvertito: «Se queste tariffe vengono applicate, vedremo un impatto inflazionistico non solo negli Stati Uniti, ma a livello globale. Le aziende saranno costrette ad aumentare i prezzi, il che potrebbe innescare spirali inflazionistiche difficili da contenere». In effetti, esempi storici come le Corn Laws del XIX secolo (una serie di provvedimenti, in vigore dal 1815 al 1846 nel Regno Unito, che imponevano dazi sull’importazione di cereali) mostrano come misure protezionistiche possano portare a inefficienze economiche e a un generale aumento dei costi.
Da questo punto di vista, il settore manifatturiero e tecnologico risulta particolarmente vulnerabile. Per esempio, il Vietnam, che è uno dei principali fornitori di tessuti, calzature, componenti elettronici e prodotti ittici per il mercato statunitense, potrebbe subire un calo delle esportazioni. Aziende come Vinatex e TNG, che hanno visto il loro settore prosperare grazie alla forte domanda nordamericana, potrebbero trovarsi a dover ridurre gli ordini a causa dell’aumento dei costi. Per quanto riguarda il settore tecnologico, invece, Apple ha trasferito parte della sua produzione dalla Cina al Vietnam per evitare le tariffe USA, ma con un’imposizione del 46%, fornitori come Foxconn e Pegatron vedranno un incremento sostanziale dei costi, portando ad una riconsiderazione delle strategie produttive.
Altri esperti hanno invece mostrato preoccupazione per quanto riguarda la possibilità che le tariffe inducano i paesi dell’ASEAN a cercare accordi commerciali separati con gli Stati Uniti. Alcuni paesi, come il Vietnam e la Cambogia, potrebbero essere tentati di negoziare individualmente per ottenere tariffe più favorevoli, rischiando di indebolire l’unità del blocco ASEAN. Questo scenario potrebbe avere ripercussioni sulla capacità dell’ASEAN di agire come un’unica entità economica e politica, compromettendo così la sua influenza a livello globale.
Per far fronte a queste sfide, molti analisti suggeriscono che l’ASEAN dovrebbe intensificare la diversificazione dei suoi mercati. Accordi come il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) e il Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP) offrono all’ASEAN l’opportunità di ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti, espandendo il commercio verso l’Unione Europea, il Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) e altre regioni emergenti. Deborah Elms, Direttrice Esecutiva dell’Asian Trade Centre, ha spiegato: «Questi accordi rappresentano uno scudo economico per l’ASEAN, permettendo ai paesi membri di sviluppare scambi intraregionali e attrarre investimenti da mercati alternativi, riducendo così l’impatto delle tariffe statunitensi».
Oltre alla diversificazione commerciale, la cooperazione Sud-Sud è stata identificata come una strategia chiave per mitigare gli effetti negativi delle tariffe. Il Professor Rajah Rasiah, esperto di commercio internazionale, ha sottolineato l’importanza di rafforzare i legami economici con mercati emergenti in Africa, America Latina e Medio Oriente. «Un aumento del commercio con queste regioni può aiutare l’ASEAN a superare la dipendenza economica dagli Stati Uniti e a creare nuove opportunità di crescita», ha affermato.
Nel contesto delle attuali tensioni commerciali, il governo vietnamita ha convocato una serie di incontri urgenti a Hà Nội. Il Primo Ministro Phạm Minh Chính ha convocato una riunione del gabinetto per discutere le strategie da adottare, mentre il Ministro degli Affari Esteri, Bùi Thanh Sơn, ha guidato un team di risposta rapida per monitorare gli sviluppi e interagire con le controparti statunitensi. Tali iniziative dimostrano la volontà del Việt Nam di reagire prontamente e di negoziare soluzioni che possano mitigare gli impatti delle nuove tariffe.
Indubbiamente, l’intero settore economico vietnamita, dai grandi esportatori ai piccoli produttori, si trova ad affrontare una sfida senza precedenti. La notizia delle tariffe ha causato una reazione negativa nei mercati finanziari del paese, con il mercato azionario che ha subito il peggior calo della sua storia, perdendo 500 trilioni di VND (circa 20 miliardi di dollari) di capitalizzazione di mercato. Una tale reazione evidenzia l’incertezza e la preoccupazione diffuse tra gli investitori per le possibili ripercussioni a lungo termine.
Nonostante queste difficoltà, le autorità vietnamite mantengono una visione ottimistica e continuano a lavorare per rafforzare i legami commerciali e politici con i partner internazionali. In particolare, il governo sta intensificando gli sforzi per diversificare i mercati di esportazione, puntando a espandere i rapporti con l’Unione Europea, il Giappone, la Corea del Sud e il Medio Oriente, riducendo così la dipendenza dal mercato statunitense.
Il Ministro degli Affari Esteri ha inoltre dichiarato che il Việt Nam continuerà a coordinarsi con gli USA in uno spirito costruttivo e collaborativo, per trovare soluzioni che garantiscano uno sviluppo economico stabile e sostenibile, tutelando gli interessi di imprese e cittadini: «Il Việt Nam non crollerà a causa di queste tariffe; piuttosto, sfrutteremo questa sfida per rafforzare la nostra resilienza economica e promuovere una crescita più inclusiva», ha sottolineato.
Alla luce di tutto ciò, l’era delle tariffe imposte dagli USA rappresenta un banco di prova per le economie dell’ASEAN e per la capacità dei suoi leader di adattarsi a un panorama commerciale in continua evoluzione. Le politiche del Việt Nam e delle altre nazioni ASEAN saranno fondamentali per garantire che gli impatti negativi vengano contenuti e che il blocco continui a crescere e a prosperare nonostante le sfide globali.
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